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PREZZO OPERE EDILI NELLA TORINO DOPO IL 1706

TORINO NEL 1710 – PREZZI E SALARI DELLE OPERE EDILI IN CITTÀ (CURIOSITÀ)
analizziamo con lo sguardo di oggi un dettaglio di vita da cantiere edile nella Torino degli anni successivi al 1710. Una città in pieno fermento edilizio e urbanistico con un pullulare di cantieri, attività lavorative e architetti che prestavano la loro opera per realizzare la nuova immagine della Città che avrebbe lasciato un’impronta sostanziale nella storia dell’architettura. Il periodo di riferimento è quello del 1710.

La cronaca dell’epoca ci descrive una Torino operosissima con un “fiorire” di attività ed in modo particolare i cantieri edili. La Città era piena di lavoranti e forestieri attratti dalla prospettiva di un lavoro e un salario. L’epoca è quella della fine dell’assedio di Torino da parte dei Francesi e la vittoria dell’esercito sabaudo. Nel Maggio del 1706 Torino era circondata e le sue mura esterne pullulavano di soldati nemici che la bombardavano in modo continuo. L’esercito Francese, era composto da 44.000 soldati ben armati accampati intorno alle mura della città di Torino. Erano in corso i preparativi per l’assalto finale che, con la loro vittoria avrebbero cambiato le sorti dell’intera Città e del Piemonte. L’interno delle mura della Città e della Cittadella era composta da una rete di gallerie e cunicoli che contribuirono al risultato della battaglia. Fu un assedio strategico, con i Francesi che cercavano di abbattere la Cittadella (lato sinistro della stampa dell’epoca) e penetrare poi nel resto della Città. La costruzione della Cittadella di Torino iniziò nel 1564 e fu completata nel 1567; aveva una pianta pentagonale con bastioni ai vertici e si collocava nella zona sud ovest della Città. Era circondata da un lungo fossato privo di acqua e fu realizzata da Emanuele Filiberto di Savoia. L’intera città e la cittadella erano difesi da 10.500 soldati sabaudi che opponevano una strenua resistenza. L’assedio durò fino al 7 Settembre del 1706 quando l’esercito Piemontese (Sabaudo) comandato dal Principe Eugenio e dal Duca Vittorio Amedeo II riusci a sconfiggere i Francesi con al culmine l’eroico episodio di Pietro Micca; abile nel muoversi ovunque, senza il benché minimo problema, tanto che i commilitoni coniarono il soprannome “passepartout”. Con la fine dell’assedio e la vittoria delle truppe sabaude sui Francesi si definiranno gli equilibri politico-militari dell’intera Europa del XVIII secolo e gettate le basi dell’Unità d’Italia

Un doveroso omaggio al patriota Pietro Micca: un muratore che decise di arruolarsi nell’esercito sabaudo dove fu inquadrato come minatore. Lui ed un suo commilitone tra il 29 ed il 30 agosto del 1706 erano di guardia ad una delle gallerie sotterranee, quando nel giro di poche ore si trovarono difronte l’esercito francese che aveva aperto una prima breccia all’esterno delle mura della Cittadella. Chiuse la porta che divideva la galleria dall’ingresso, i Francesi stavano per arrivare; solo con un’esplosione a miccia corta avrebbe potuto fermarli, (con questo gesto aveva compreso il suo destino), guardò negli occhi il suo compagno di guardia e lo incitò a scappare e rifugiarsi verso l’interno della galleria: «Àuss-te ch’it ses pi longh ëd na giornà sensa pan» (alzati!, ragazzo, corri! che sei più lungo (lento) di una giornata senza il pane). Prese il barilotto da 20 kg di dinamite e una miccia corta. L’esplosione fece crollare la galleria sui soldati francesi e su Pietro Micca. I Francesi furono sconfitti e furono costretti a una precipitosa ritirata.  

L’ATTIVITA’ EDILIZIA IN TORINO NEGLI ANNI SUCCESSIVI ALLA VITTORIA SUI FRANCESI 

Gli anni successivi rappresentarono per Torino anni di grande sviluppo economico e di trasformazione della Città. Nascevano nuovi cantieri per ricostruire e rimodernare la Città e ridefinire il nuovo assetto urbanistico ed edilizio. Inoltre, dopo la pace di Utrecht (1713), fu assegnata la Sicilia ai Savoia e con essa il titolo regio. Venne chiamato a Torino il grande architetto Messinese Filippo Juvarra, artefice e progettista di grandi interventi, in particolare i quartieri militari. Questo progetto completava e rinforzava l’apparato strategico militare di Torino. La vecchia città medievale, veniva ridisegnata concentrando e convergendo nelle contrade di porta Palazzo e di Doragrossa i futuri intenti celebrativi e le attività funzionali, commerciali e strategico militari. Tutti gli edifici delle vie limitrofe a porta Palazzo e a porta Susina furono riedificati, imponendo la linearità delle facciate e l’uniformità degli isolati.

LA RISORSA DEI CANTIERI EDILI DI TORINO

I lavori edili erano di competenza delle diverse istituzioni cittadine sotto il controllo del Vicario che presiedeva il consiglio degli edili; a lui il compito di incaricare e definire i vari capitolati di appalto. Come in ogni cantiere, anche allora il tribunale del vicario, veniva spesso coinvolto in questioni legate al salario delle maestranze: sua era infatti la competenza sui salari dei lavoratori giornalieri che componevano buona parte della manodopera delle imprese. La sua competenza comprendeva anche le cause concernenti la qualità dei lavori eseguiti e il costo dei materiali impiegati. Nei vari contenziosi tra imprese, lavoranti e maestri, (per risolvere velocemente i contenziosi) si applicava la procedura sommaria, ossia non si ammetteva la presenza degli avvocati di difesa e si privilegiava il giuramento tra le parti. Il Giudice esaminava solo i diretti interessati. La sentenza si basava quasi esclusivamente sulla parola delle parti in causa. La decisione del giudice, il più delle volte tendeva a raggiungere una soluzione consensuale tra le parti e dava luogo ad un’ordinanza e un giudizio inappellabile. 

Il lavoro giornaliero quantificava il salario, a giornata appunto. Il lavoratore veniva pagato secondo le sue capacità ed esperienza. I mestieri legati al mondo dell’edilizia erano: capimastri, misuratori, mastri, lavoratori e garzoni (questi di solito ragazzini). Il salario, era oggetto di contrattazione. Quasi sempre il compenso dovuto per ogni giornata di lavoro veniva stabilito per contratto tra impresari e committenza.

Nel giugno del 1720 i capimastri Salvatore Fontana e Giovanni Battista Petra firmarono un contratto con l’intendenza generale per fornire le maestranze necessarie all’esecuzione di diversi lavori nell’edificio del senato di Torino. La paga giornaliera concordata per ciascun mastro da muro con un garzone era di trenta soldi  mentre ad un lavorante sarebbero spettati sedici soldi pagabili ogni quindici giorni riservandosi la «facoltà in progresso di detti travagli, in qual si voglia tempo di rimuovere dal travaglio quelli, li quali conoscerà non essere capaci per li medesimi e che non faranno il luoro dovere, senza speranza di essere ristabiliti in essi, nè di puoter pretendere indennizzazione».  Nell’Aprile del 1727 i capimastri Bartolomeo Bonezio e Giovanni Fornione residenti a Torino ottennero la commessa per la fornitura di maestranze destinate a opere non ancora definite alla Cittadella. Il salario giornaliero per i mastri da muro venne fissato a una lira e quattro soldi (ovvero 24 soldi), quella di un lavorante a tredici soldi e quella di un garzone a undici soldi. L’assegnazione di un lavoro da parte dell’intendenza generale era solitamente sottoposto a gara pubblica: in seguito alla pubblicazione di “filetti”, gli impresari interessati presentavano le loro offerte tra le quali veniva scelta la più conveniente. I costi delle opere da realizzare o i prezzi delle forniture di materiali e maestranze era quindi oggetto di contrattazione.

SALARI MEDI PER PRESTAZIONI IN EDILIZIA A TORINO NEL 1720
Mastro da muro con garzone, paga giornaliera 30 soldi (pagabili ogni 15 giorni) 1 lira corrispondeva a 20 soldi, 1 soldo corrispondeva a 12 denari. 30 soldi
Mastro da bosco (carpentiere) con garzone paga giornaliera 32 soldi (pagabili ogni 15 giorni) 1 lira corrispondeva a 20 soldi, 1 soldo corrispondeva a 12 denari. 32 soldi
lavorante semplice 16 soldi (pagabili ogni 15 giorni) 16 soldi 
garzone abbinato a Mastro da muro o Mastro da bosco 9 soldi
Si tratta di compensi piuttosto magri se paragonati al prezzo dei beni alimentari dell’epoca. Il prezzo ufficiale del pane bruno oscillava tra 1 soldo e 2 denari e 2 soldi e 8 denari alla libbra (circa 3 etti e mezzo); il prezzo del vino, variava tra 1 soldo e 7 denari e 3 soldi e 11 denari al litro. Ipotizzando l’acquisto giornaliero di un chilo di pane e di un litro di vino, la spesa individuale poteva oscillare quindi tra 4 soldi e 9 denari e 14 soldi e 2 denari; buona parte del salario di un lavoratore giornaliero.
le clausole lavorative erano le seguenti: “facoltà in progresso di detti travagli, in qual si voglia tempo di rimuovere dal travaglio quelli, li quali conoscerà non essere capaci per li medesimi e che non faranno il luoro dovere, senza speranza di essere ristabiliti in essi, nè di puoter pretendere indennizzazione »
Fonti dell’articolo: Travail comme ressource Comments on the daily workers on the construction sites in Turin in the 18th century: a work in progress. Nicoletta Rolla

INTONACO IN BIOCALCE per eliminare l’UMIDITÀ di RISALITA (presenza di forte umidità) nelle vecchie murature. Un protocollo che dà ottimi risultati. Come prima fase è importante l’applicazione di barriera chimica nel muro come descritto nelle nostre pagine. La fase applicativa è costituita dall’applicare uno strato (intonaco) di biocalce. Un prodotto efficace è la Biocalce Tasciugo di Kerakoll; crea uno strato altamente traspirante e, nello stesso tempo inassorbente e igroprotetta, proteggendo lo strato da eventuali sali distruttivi latenti. Il ciclo elimina dalle murature l’umidità di risalita residua (dopo l’applicazione della barriera chimica). La biocalce estrae in modo rapido tutta l’umidità residua presente nel muro, trasformandola in vapore, che si propaga nell’ambiente (esterno o interno), asciugando rapidamente il vano migliorando il benessere abitativo. E’ importante comunque garantire nel vano un leggero flusso d’aria continuo (famoso antico e salutare “spiffero”). Prima dell’applicazione occorre valutare il problema, procedere con test con termoigrometro a contatto.e valutare il metodo da applicare.

IVA AL 10 % PER SCHERMATURE SOLARI – Con la categoria delle schermature solari si può accedere alla detrazione del 50% per interventi di risparmio energetico. Le categorie dei materiali che rientrano nella detrazione, come precisato dall’ENEA sul sito dedicato sono: scuri; tende alla veneziana; tapparelle; persiane a battente, alla veneziana o a soffietto; tende esterne a bracci pieghevoli o rotanti, a rullo, verticali; tende per lucernari e finestre su tetto In riferimento a queste tipologie di beni l’Agenzia delle entrate con la circolare 15/2018 ha chiarito che l’acquisto con posa in opera di questi prodotti rientra nell’ambito di applicazione dell’IVA al 10% e non in quella del 22% come previsto nel caso di tende e tendaggi di arredamento.